Aspetti psicologici: omosessualità e omofobia

Il rapporto tra omosessualità e omofobia merita di essere analizzato con grande attenzione. Per prima cosa, è bene stabilire che una persona può essere definita omosessuale nel momento in cui prova attrazione erotica, desiderio e sentimenti di innamoramento nei confronti di persone del suo stesso sesso. Non esistono ipotesi ufficiali o studi scientifici che spieghino il motivo per cui una persona sia omosessuale, così come non esistono ipotesi ufficiali o studi scientifici che spieghino il motivo per cui una persona sia eterosessuale. Vale la pena, in ogni caso, di sottolineare con forza che l’omosessualità non è una patologia, ma solo una declinazione specifica della sessualità umana (e non solo umana, tra l’altro).

Nonostante ciò, fino alla prima metà degli anni Settanta l’omosessualità veniva annoverata nel Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali, volume a cui facevano riferimento psichiatri e psicologi per trovare linee guida e informazioni tramite le quali individuare la presenza di un disturbo psichiatrico o psicologico. Solo nel 1973 l’omosessualità è stata eliminata da quel manuale, grazie a un documento dell’Apa, l’Associazione Psichiatrica Americana, che tra l’altro sanciva che tale orientamento sessuale non determina un peggioramento nel valore, nell’adattamento, nelle motivazioni, nelle abilità sociali o nel giudizio di una persona.

Eppure, a dispetto di questo quadro scientifico e sociale, l’omofobia è un pregiudizio ancora molto diffuso. Pur con differenze geografiche, ogni società ha caratteri più o meno evidenti di eterosessismo e di omofobia: ciò va a incidere anche sul comportamento e sullo sviluppo soggettivo delle persone omosessuali, le quali, sin dall’adolescenza, possono andare incontro a situazioni di sofferenza emotiva o a sensazioni di diversità, che potrebbero indurle in direzione di un isolamento sociale e convincerle a nascondere il proprio orientamento.

Si parla, nello specifico, di omofobia interiorizzata per indicare l’insieme di atteggiamenti e di sentimenti, che vanno dall’ansia alla rabbia, passando per il senso di colpa, di carattere negativo che si provano nei confronti di caratteristiche omosessuali percepite nelle altre persone e in sé stessi. C’è chi ritiene che l’omofobia interiorizzata rappresenti una fase comune nella vita delle persone omosessuali, dovuta al fatto che tutti i bambini hanno a che fare con norme eterosessiste: insomma, la maggior parte degli omosessuali nel corso della propria crescita e della propria vita ha dovuto fare i conti con emozioni e atteggiamenti non positivi a riguardo dell’omosessualità.

In alcuni casi, tuttavia, dall’omofobia interiorizzata può derivare un disagio in grado di favorire la comparsa e lo sviluppo di patologie psicologiche vere e proprie. Alcune ricerche scientifiche avrebbero dimostrato che le persone omosessuali e bisessuali fanno registrare una prevalenza maggiore di disturbi psichiatrici, come attacchi di panico, depressione, ansia generalizzata e, nei casi più gravi, perfino tentativi di suicidio, rispetto alle persone eterosessuali. Molti attribuiscono tale circostanza a discriminazioni e pregiudizi della società.

Fonte: Dott.ssa Laura Vitagliano psicologa psicoterapeuta a Caserta
http://www.lauravitagliano.it

Autore dell'articolo: berna00