Giudicare un terapeuta dall’arredamento del suo studio

Sembra banale a pensarci, ma l’arredamento dello studio di un terapeuta è molto importante per un paziente, che già con un primo impatto visivo, si fa un’idea del  professionista.

Un paziente sa già cosa non vuole

psicologoQuesto è il risultato di una ricerca che compare nel Journal of Counseling Psychology, in cui ad alcuni soggetti sono state mostrate delle foto di uffici e studi di psicoterapia, par capire quanto l’arredamento influisse sul giudizio dei pazienti.

Quello che ne è derivato sono una serie di considerazioni, non del tutto inaspettate. Se ognuno di noi pensasse di essere sottoposto ad un esperimento simile, probabilmente i risultati non si discosterebbero eccessivamente dallo studio condotto, in quanto ognuno di noi più o meno consciamente, crede di poter giudicare un terapeuta da come è stato arredato il suo studio, non tanto perché sa già cosa aspettarsi, ma è maggiormente sicuro di cosa non vorrebbe trovare.

Cosa ha evidenziato lo studio

A 242 studenti universitari sono state sottoposte 30 foto di altrettanti studio di psicoterapia, che mostravano l’ambiente dal punto di vista del paziente, cioè quello che gli occhi del soggetto avrebbero catturato guardandosi attorno.

Un primo test consisteva ne chiedere agli studenti, guardando le foto, cosa si sarebbero aspettati se fossero stati dei pazienti. Il risultato è stato che i professionisti che avevano uno studio più ordinato e con uno stile più morbido, sono stati giudicati più positivamente e ritenuti più amichevoli. Un ambiente con sedie imbottite, tappeti, cuscini, libreria arredamento, piante, quindi uno stile che ispira tranquillità e ordine interiore, è più apprezzato e descritto con termini come curato, pulito, ordinato e confortevole. Gli altri studi invece venivano giudicato come angusti, disordinati e poco professionali. Questi studenti si sono trovati più in sintonia nello scegliere i peggiori, rispetto al trovare il migliore studio professionale.

Le conclusioni si traggono da sé, e cioè che nella società odierna il tipo di presentazione che si da del proprio posto di lavoro, influisce sull’idea che diamo di noi stessi. La nostra professionalità viene giudicata ancor prima di essere professata, basta far entrare il paziente nello studio e un primo giudizio scatta in automatico nella mente, e probabilmente ha delle conseguenze anche nel prosieguo della terapia. Guadagnare la fiducia di una persona non è facile e se una prima barriera è stata messa prima ancora di cominciare, allora il lavoro risulta più difficile.

Bisogna quindi essere un po’ previdenti, e mettere a suo agio il paziente sin dal primo passo oltre la soglia della nostra porta.

 

Autore dell'articolo: Silvia